Little Red Riding Mood - Safety Kit

Risorse per la sicurezza online ai tempi del mobile

Per molti di noi, è divenuto comune affidare al mondo etereogeneo dei social media le nostre interazioni sociali, le espressioni della nostra identità, i contenuti del nostro lavoro. Un mondo che esploriamo ogni anno sempre di più attraverso un device mobile, sia esso uno smartphone, un tablet oppure un laptop. La recente ricerca di Deloitte “State of Media Democracy” individua come possessori dei tre suddetti device portatili, ben il 44% degli italiani1, dotati di grande fame tecnologica. Insomma tendiamo a navigare quando siamo fuori casa e quando siamo a casa preferiamo un oggetto piccolo e maneggevole che ci consenta un approccio “comodo” alla rete, magari semisdraiati sul divano.

Non c’è quindi da stupirsi se soprattutto i minori siano in testa a questa marcia migratoria verso il mobile. Se nel 2012 il 65% degli adolescenti usava internet dal proprio smartphone, nel 2014 sono arrivati a toccare il 93%2. Questo significa che i ragazzi possono utilizzare internet in qualsiasi momento. Lavorando in scuole primarie e secondarie di primo grado, è semplice notare come spesso i minori che hanno accesso a internet da un telefonino, siano in molti casi preadolescenti, quando non bambini. Qualche genitore ha avuto la premura di fornire loro uno smartphone depotenziato: possono fare foto e video, giocare, telefonare e “messaggiare”, ma non dispongono di una connessione internet. Certo, non tutti i genitori sono così attenti.

Ma in che cosa si traduce quindi il loro essere “connessi”? Le statistiche consentono di fare chiarezza: il 67,8%, guarda filmati su YouTube, poi si gioca con i videogiochi (64,6%), vengono cercate informazioni interessanti (61,7%) e scaricati (spesso illegalmente) musica, film, giochi e video (58,7). Inoltre, il 46,6% utilizza internet per cercare materiale utile per lo studio, il 42,2% chatta, il 42,1% frequenta social network, il 27,6% partecipa a giochi di ruolo online3.

Senza creare allarmismi, non possiamo esulare dal ruolo fondamentale che l’insegnante ha come promotore di un uso quanto più possibile sicuro e consapevole della rete e degli strumenti che ne danno accesso, almeno in quelle attività social che coinvolgono la privacy e la sicurezza di bambini e ragazzi. Creare dibattito e ascoltare cosa hanno da dire i diretti interessati può essere un buon modo per iniziare a dare consigli.

Qualche risorsa video reperibile on line può fare da apripista alle discussioni. Quelle che ho ritenuto più significative sono cartoon in lingua inglese, ma il livello di comprensione richiesto, anche grazie alle immagini, non è elevato.

Perfetto per  la scuola primaria (secondo biennio), il video Ciber Safety mostra una situazione di pericolo (un adescatore) creatasi durante la fruizione di un gioco di ruolo online da parte di due bambini. I due verranno salvati dal supereroe “Angelo guardiano”, che insegnerà loro a diffidare di chi fa troppe domande, anche se nascosto da un avatar dolce e disponibile.

Per la secondaria di primo grado può essere utile il simpatico kit Adventures from MoodTown, tutto dedicato a buoni consigli per l’uso del social network Facebook. Anche se per la creazione di un profilo l’utente dovrebbe avere almeno 13 anni, oltre 7 milioni di under 13 ha un profilo su Facebook, tra questi 5 milioni hanno meno di 10 anni4. Quindi non è azzardato affrontare il tema già dal primo anno e se i bambini sono “particolarmente social” anche dalla 5° elementare. La protagonista di ogni breve episodio ispirato alla celebre fiaba di Perrault è infatti una Cappuccetto Rosso ragazzina, con la passione per la musica e per il famoso social network. Ad insidiarla online e non solo, un lupo altrettanto tecnologico e affamatissimo, che dovrà ogni volta vedersela con la verace nonnina di Cappuccetto. I video affrontano il tema della privacy, mostrando anche come modificare le impostazioni del proprio profilo, fino ad toccare il tema dell’identità on line e del cyberbullismo. Proprio durante il ciclo della secondaria di primo grado infatti possono manifestarsi i primi usi impropri di dati e immagini personali  nei più comuni canali di condivisione usati dai ragazzi, come Facebook o Whatsapp. L’applicazione che consente di inviare messaggi gratuitamente e di condividere video e immagini è molto usata, ad oggi conta 400 milioni di utenti, ed è già salita alla ribalta per spiacevoli fatti di cronaca che hanno coinvolto minori. (1-2-3). Quindi indipendentemente dal tipo di social network, di applicazione e di gioco online, rimane la necessità di formare fruitori e produttori di contenuti attenti e responsabili.

Le indicazioni nazionali5 sostengono giustamente che: la scuola non ha più il monopolio delle informazioni e dei modi di apprendere, ma anche che il “fare scuola” oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento con un’opera quotidiana di guida, attenta al metodo, ai nuovi media e alla ricerca multidimansionale6.

L’isegnante quindi non può tirarsi indietro in questa sfida, che ha anche una forte dimensione etica.

1http://www.techeconomy.it/2014/08/04/deloitte-italiani-sempre-onnivori-digitali-boom-device-mobili/

2http://sip.it/per-i-genitori/generazione-i-like

3 http://www.agcom.it/documents/10179/540191/Allegato+24-01-2014+4/f7775a27-1403-44d6-ab6a-b2db42a75b8b?version=1.0

4http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/05/12/visualizza_new.html_870889545.html

5Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione /http://www.indicazioninazionali.it/documenti_Indicazioni_nazionali/DM_254_201_GU.pdf

6Indicazioni nazionali pag.4

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